Una soluzione allo stress lavorativo: Lo Smart Working

0 1 anno ago
Business person working at office desk. Smart watch on hand, holding a smart phone. Coffee cup, notepad and eyeglasses and various office supplies around the workplace. Flat lay.

Oggi ho voluto trattare un tema di primissimo rilievo nel mondo del lavoro italiano e internazionale, ossia lo stress. Per l’occasione ho deciso di scrivere un articolo con il mio collega Antonio Signoriello che ha un background fortemente psicologico.

Molto spesso si sente parlare dello stress, come il male del nostro tempo. Sarebbe in realtà più corretto parlare di distress che è quello che realmente ci danneggia ed è una specifica forma di stress. In questa sede li useremo come sinonimi, in quanto nel linguaggio non specifico lo sono effettivamente diventati.

Lo Stress abbraccia è ormai un fenomeno che coinvolge molti contesti aziendali. Questa condizione di malessere è ancora più grave se legata alle singole mansioni, nonché correlato al lavoro (Dominici 2011 qui).

I contesti a maggior a rischio di tale malessere sono quelli dell’ambito socio- assistenziale, ossia medici, infermieri, poliziotti, professioni del soccorso, insegnanti.

Stress nei lavoratori: individuazione delle cause e strumenti per ridurlo

In maniera piuttosto generica l’individuo può avvertire questo tipo di stress quando le richieste dell’organizzazione eccedono quelle che sono le possibilità del lavoratore, sia in termini di difficoltà oggettive legate alla mansione, sia in termini di competenze/responsabilità.

Questo può avvenire perché in molte aziende non sono ben chiare le mansioni e questo crea “rallentamenti” o burocratizzazione di alcuni processi alimentando climi di tensione tra colleghi. Io non ho ben in mente quello che devo fare e il mio collega non sa quello che io faccio, quindi iniziano nei momenti di difficoltà le logiche da “scarica barile”.

Questo profondo disagio può manifestarsi con una serie di sintomi di natura ansiosa e/o depressiva piuttosto che con sintomi fisici anche preoccupanti. (Chiesa & Serra, 2019 Qui)

Avere un’idea ben precisa dell’azienda, dei ruoli e delle mansioni è un primo passo per limitare i danni. Gli strumenti da poter usare da parte di manager ed HR sono la creazione di un Funzionigramma o Organigramma (meglio il secondo), mansionario, interviste ai dipendenti. Se non avete le risorse potete pure comprare il servizio sul mercato.

Dopo un’analisi completa si possono iniziare a capire le aree critiche e tentare di introdurre dei correttivi. Gli approcci che un’azienda può seguire per diminuire o eliminare difficoltà di questo tipo (che a volte possono anche creare problemi non semplici addirittura di natura sindacale) possono essere molteplici a seconda del caso.

Si possono redistribuire i carichi, si può assumere personale competente o semplicemente dividere i compiti e le responsabilità..

Bisogna ripensare l’assetto organizzativo in modo più funzionale e moderno introducendo la flessibilità e smart working

Il problema attuale di molte aziende italiane è che il lavoro sta evolvendo nelle sue componenti sempre più complesse, digitali, specializzate. Le aziende invece seguono ancora le logiche da fabbrica degli anni 80.

Una prima soluzione potrebbe essere quella di spostare il lavoro dall’ufficio fisico a luoghi mobili, ossia “Smart – Working” se per alcuni giorni o anche proprio lavoro in remoto.

Quali sono i Vantaggi?

1. Lavorare in Smart working significa evitare spostamenti superflui e quotidiani. Spostarsi meno vuol dire evitare magari ore di fila in tangenziale, treni sovraccarichi e sbalzi termici discutibili. Essere chiusi in spazi angusti con 40 gradi o sottozero, sicuramente non fa bene al fisico ed il rischio di ammalarsi si triplica. Le implicazioni di natura psicosomatica poi sono indubbie. Cosa si prova a fare la fila nel traffico per un’ora al giorno per venti giorni al mese? C’è bisogno di dare una risposta? (Tiraboschi, Dagnino, Pelusi 2017 qui)

2. Lavorare in Smart working significa scegliere i propri spazi. Essere a casa vuol dire avere a portata di mano tutti i comfort che si desiderano e che abbiamo scelto per la nostra vita quotidiana. Essere liberi di muoversi e di andare dove vogliamo in qualunque momento vuol dire eliminare la sensazione opprimente di trovarsi in “prigione”. Non si è più confinati in scatolette che non abbiamo scelto. L’unica cosa che dobbiamo fare è portare a termine un obiettivo, si è pagati per farlo, ma siamo liberi di essere dove vogliamo e per questo la nostra mente non smetterà mai di ringraziarci.

3. Lavorare in Smart working vuol dire per definizione avere degli obiettivi prefissati. Molto spesso in ufficio non si hanno dei compiti ben definiti. Ciò è frustrante e, nel momento in cui questi compiti arrivano e sono urgenti non siamo in grado di farvi fronte in maniera tempestiva e adeguata. Avere degli obiettivi chiari vuol dire lavorare meglio e lavorare meno, poiché sappiamo soltanto noi come fare ad arrivare a quella meta, con le nostre risorse ed i nostri metodi.

Nonostante le ritrosie, il Randstad Workmonitor registra però un incremento di lavoratori favorevoli allo smart working, così come delle aziende che decidono di adottare forme di lavoro agile. (qui)

Osservando i dati, infatti, per l’87% degli intervistati lo Smart Working consente di conquistare un buon equilibrio tra vita privata e vita professionale. A beneficiarne, secondo l’84% degli interpellati, sono l’autonomia, la creatività la soddisfazione e la stessa produttività.

Nel 2018 i lavoratori agili in Italia sono 480 mila, pari al 12,6% del totale degli occupati.

Le motivazioni che spingono i lavoratori ad aderire allo Smart Working sono legate soprattutto alla sfera personale e al miglioramento del benessere:

• un 46% dei lavoratori,il segmento più ampio, motiva l’adesione con la possibilità di evitare lo stress durante gli spostamenti casa-ufficio;

• per il 43% c’è un miglioramento dell’equilibrio tra vita privata e professionale;

• un 41% sostiene l’aumento della qualità dei risultati prodotti;

• per un 38% vi è un incremento della propria efficienza e per un 36% della motivazione professionale;

• nel 33% dei lavoratori c’è la volontà di limitare l’impatto ambientale, ad esempio non inquinando durante il tragitto fra la casa e l’ufficio.

Prendere consapevolezza di come funzioni il mercato del lavoro sia per gli imprenditori/manager sia per i lavoratori è essenziale per lavorare tutti in modo migliore e più genuinamente. Ricordatevi che il distress non guarda se siate “colletti bianchi” o “operai” ma colpisce senza pietà tutti. Non a caso è un male traversale del nostro tempo.

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