Rivoluzione Tecnologica: un’esplosione tra il passato e il presente

0 2 anni ago

In un precedente articolo ho trattato il tema della rivoluzione tecnologica sul lavoro. Volendo riprendere alcuni concetti possiamo sostenere che sono stati intrapresi i primi passi e potrà essere considerata una rivoluzione. Infatti il processo è considerato irreversibile, ossia passata questa fase difficilmente si potrà tornare indietro. L’articolo vuole evidenziare dei parallelismi sulla attuale rivoluzione nei confronti delle principali rivoluzioni storiche che hanno caratterizzato nel bene e nel male il mondo economico come lo abbiamo conosciuto nel secolo scorso. Lo scopo è dunque comprendere aspetti rivoluzionari della tecnologia oggi e capire dove ci stiamo orientando in questo momento storico di transizione.

Rivoluzione a 360° del Sapere

Aspetto molto interessante è che l’attuale rivoluzione non è settoriale, ma invaderà tutte le sfere del Sapere e perfino la quotidianità alterando nettamente la nostra visione del mondo. Questo aspetto è simile agli effetti che ebbe la creazione del Metodo scientifico nel 1600. La rivoluzione illuminista di fatto andò a colpire o influenzare molte brache della Conoscenza, che oggi sono divenuti “scienze”. Questo è avvenuto anche nei casi di materie non “naturali” ma “umanistiche”, creando un modo di approcciarsi al Mondo.

Allo stesso modo la rivoluzione tecnologica sta invadendo tutti gli ambiti di business: medicina, logistica, comunicazione, intrattenimento, aereo-spaziale ecc. Proprio come fece il pensiero razionale e illuminista riprendendo il famoso “cimento” dello scienziato Galileo. Perfino la filosofia e l’etica si stanno iniziando ad occupare del rapporto uomo macchina, della tecnologia e i suoi effetti sull’uomo come un tema rilevante del dibattito pubblico ed accademico.

Stravolgimento della vita quotidiana

Nel 1800 la rivoluzione industriale ha cambiato i connotati alle città, influendo direttamente sulla percezione e la creazione o gestione degli spazi stessi nelle città. In realtà alcune città sono nate proprio in maniera programmata in relazione alle fabbriche, come i distretti industriali. Dunque possiamo dire che l’industria, soprattutto quella “pesante”, ha cambiato i connotati all’identità dei luoghi umani e naturali.

Un processo simile sta avvenendo di nuovo con la rivoluzione IT. Infatti la tecnologia non si limita alla semplice allo stravolgimento nelle aree di lavoro, ma sta colpendo e invadendo anche le sfere private e pubbliche. Non mi riferisco alla semplice presenza di PC nelle case o uffici comunali, ma intendo ragionare sul passaggio da casa a “smart house”, che vivremo nei prossimi anni in modo più palese. Una smart house è una casa che ha molti oggetti funzionanti a distanza tramite il collegamento ad una rete comune. In pratica per aprire la casa, alzare le serrande, avviare la lavastoviglie o lavatrice, impostare la temperatura ecc. useremo i comandi vocali oppure tecnologia a distanza tramite smartphone, limitando al minimo la manualità, come nel settore lavorativo. Si andrà ad affermare nel tempo una nuova forma mentis e modo di approcciarsi agli oggetti.

Rivoluzione del paradigma produttivo

Un’importante caratteristica del mondo capitalista del secolo scorso fu la supremazia della rivoluzione fordista e la creazione della catena di montaggio, che impostò un nuovo modo di fare impresa dagli albori del 1900. Volendo mappare il percorso storico possiamo dire che originariamente nel 1700 c’era un imprenditore che comprava all’ingrosso la lana che veniva successivamente distribuiva nelle case. dove i tessitori ricevevano il materiale. Dopo un certo periodo pattuito, il business man ripassava nelle stesse case e ritirava il prodotto lavorato e finito, pagando i lavoratori in base al numero di pezzi prodotti (cottimo). Quando nel 1800 ci fu la rivoluzione industriale furono creati i capannoni e le fabbriche, da lì in poi furono i lavoratori a muoversi e raggrupparsi in questi edifici. La paga inoltre era sempre meno legata solamente alla produzione ed iniziava ad affermarsi il concetto di salario ad ora e quindi in relazione al tempo. Questo processo è stato tendenzialmente indiscusso per tutto il 1900. I ritmi della fabbrica hanno sostituito il tempo della Chiesa. Non era più il campanile a definire le abitudini delle persone, tipo rinascimento, ma era la fabbrica e i suoi orari. Pensate solamente alle vacanze estive e la cosiddetta villeggiatura. Tutti andavano in vacanza ad agosto, perché le fabbriche erano chiuse a causa il caldo eccessivo non adatto per il lavoro fisico e ritmi di produttività elevati.

La rivoluzione tecnologica e digitale interviene sia sul paradigma produttivo che sulla concezione tempo e spazio. Infatti con le stampanti 3D e i processi di automazione delle mansioni, si supera il criterio e il modello della fabbrica di montaggio venendo meno gli operai che sono sostituiti da “analisti” che controllano i processi e i dati. La produttività della azienda diviene inoltre anche notturna (le macchine non hanno diritti) ed estremamente personalizzata che può portare alla creazione di oggetti in un solo macchinario autonomo (a seguito della programmazione). Viene superata la standardizzazione tipica delle fabbriche fordiste e inoltre molti dei beni e servizi prodotti sono anche smaterializzati. Da qui ci colleghiamo all’idea del tempo e dello spazio che vengono stravolte. Se i beni di consumo diventano digitali, essi sono fruibili e produttibili anche in remoto. La tecnologia ha impatto sui flussi migratori e crea connessioni dirette tra persone perfino con fuso orari diversi che lavorano insieme su uno stesso “oggetto”, si pensi ad una banale cartella condivisa su Drive. La stessa concezione di distanza spaziale viene a cadere grazie a ritmi e tempi di comunicazione sempre più veloci ed efficienti dei dati trasmessi.

Oggi la creazione della rete 5G, ha creato dunque una massificazione del processo di rivoluzione, andando a colpire nei prossimi decenni la quotidianità delle persone nella vita privata e lavorativa.

Perché esplode ora questa rivoluzione tecnologia?

Ci sono alcuni aspetti da trattare circa la tecnologia e la sua diffusione dal punto di vista economico. La tecnologia è sempre stata parte del Mondo occidentale e del capitalismo contemporaneo, tuttavia negli ultimi 20 anni ha nettamente l’IT aumentato i ritmi di crescita. Le motivazioni secondo me sono varie. I processi tecnologici nascono in contesti di mercati altamente competitivi, questa peculiarità era posseduta in origine solamente dal settore aereo-spaziale e in parte quello bellico. Questo settore era appannaggio degli enti statali dei principali Paesi industrializzati (USA e URSS essenzialmente). Per pagare queste tecnologie le varie agenzie di turno ricevevano fondi statali per la conquista dell’universo e le logiche del soft power (dallo spazio alle olimpiadi). Tutti questi costi venivano poi giustificati in quanto la tecnologia passava a “cascata” ad un livello più basso in un mercato sempre competitivo, ma di meno rispetto a quello spaziale. Un esempio molto intuitivo di questa categoria è: Formula 1 e il settore della ricerca e sviluppo. ambito farmceutico o petrolifero. La stessa tecnologia veniva dopo alcuni anni trasmessa ad un livello ancora più basso e meno competitivo, per esempio le auto di media-alta fascia (quelle costose tedesche per interci), infine la stessa tecnologia arrivava dopo anni alle macchine commerciali (utilitarie riprendendo il settore automotive). Immaginate la telecamerina quando fate la retromarcia e i sensori che suonano quando siete troppo vicini ad uno ostacolo? La domanda da porsi è, quando è stata creata questa tecnologia nel settore aereo-spaziale se nel 1969 siamo andati sulla Luna?

Ci sono dei nuovi fattori economici che hanno stravolto questo processo, aumentando tantissimo la trasmissione di questa tecnologia.

1 Sicuramente la lingua inglese come elemento comune alla letteratura scientifica. Ciò ha permesso ai russi di leggere articoli dei giapponesi e così via.

2 Sono maggiori i player statali che partecipano alla conquista dello spazio, pensate alle recenti conquiste cinesi sulla parte oscura della Luna di qualche mese fa. Anche l’Europa non è rimasta a guardare con il CERN di Ginevra, si pensi alla scoperta del Bosone di Higgs.

3 Ci sono nuovi attori non statali che si occupano del settore aereo-spaziale Blue Origin e Space X

4 Ci sono aziende che nascono e si sviluppano nel settore IT ed hanno capitali e fatturati che hanno il PIL di nazioni. Le imprese multinazionali in questione possono comprare o creare tecnologia avanzata autonomamente, non a caso le compagnie private spaziali sono direttamente connesse ad Jeff Bezos (Amazon) e Elon Musk (Tesla Motors). In questo momento storico infatti la vera ricchezza e altamente concentrata in una piccolissima fascia della popolazione. In pratica essi possono comprare subito la tecnologia, riducendo i tempi, o essere essi stessi nuovi centri produttivi di nuova tecnologia.

5 C’è un interesse più o meno latente pubblico e privato nella tecnologia come soluzione per le problematiche ecologiche e climatiche, che accetta anche atteggiamenti non sempre morali o etici che lascia ampio margine di manovra alle aziende e gli attori coinvolti.

Questi elementi hanno creato dunque in via generale non solo una velocità maggiore di passaggio tra i settori nel sistema a cascata, ma anche una diversificazione degli attori “sorgente” di nuova tecnologia. Da qui l’esplosione in 20 anni del fenomeno, che diventerà di massa grazie alla diffusione (già iniziata nel 2019 in Italia ed in Europa) del 5G che permetterà il passaggio di coinvolgimento delle aziende private ed entro il 2022 anche dei normali cittadini, almeno quelli europei. Il 5G ha una caratteristica che ci interessa, permette di connettere stabilmente in un solo km quadrato un milione di dispositivi. Un’applicazione pratica per capire la portata della cosa è che si potrebbero controllare e “parlare” da sole tutte le auto, i semafori, gli autobus e le telecamere e i telefonini dei pedoni insieme e coordinarsi senza problemi in modo sicuro e razionale.

Questo articolo non ha uno scopo esaustivo sull’argomento, ma è propugna la volontà di ragionare ora sul tema per porre delle limitazioni etiche, prima che accadano degli scempi. Il problema non è mai uno strumento, ma come lo si utilizza e con quale finalità.

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