Il rapporto Uomo-Cibo tra Passato e Futuro

0 2 anni ago

Nella storia dell’Uomo c’è sempre stata una costante: il bisogno di cibo ci ha indotto alla creazione di alcuni compiti per ottenerlo. Questo rapporto è stato sempre mantenuto nel corso della storia e fa parte del concetto stesso di vita umana. Probabilmente vale anche per molta parte della vita animale. Una definizione di cibo è: una materia che ci assicura energia che ci serve per vivere e replicarci, un poco come l’A.T.P. nelle nostre cellule. Dunque è anche un tema connesso alla salute.

Questo legame originariamente era molto stretto e standarizzato. Molti esseri umani compivano azioni simili con pratiche operative e basilari a stretto contatto per la creazione di questo prodotto “cibo”. La caccia, agricoltura e pesca sono ampiamente documentate nelle loro similitudini. Certo le tecniche possono cambiare a seconda dell’ambiente circostante, però per sommi capi possiamo considerare assimilabili i processi sia per “risultato” che origine/bisogno/stimolo che ha dato il via a questo concatenamento di azioni più o meno ragionate.

Questo rapporto nel 2018 ancora è valido, nel corso del tempo si è distanziato tuttavia mantenendo le logiche basilari inalterate. Oggi infatti ci siamo specializzati, aumentando di numero, e abbiamo relegato nella società solo ad una specifica parte della popolazione questo tipo di rapporto nella sua versione “stretta” e “più semplice o antica”. tutte le persone, ossia, che sono a contatto con la fauna e con la flora, cioè agricoltori, cacciatori, agricoltori ecc. La tendenza è che questo rapporto continuerà ad allargarsi , poiché i processi di lavorazione di questi settori vanno sempre più legandosi ad un uso della tecnologia e dell’automatizzazione dei processi, allentando anche il rapporto tra i nuovi “imprenditori agricoli” (una volta semplici contadini) e la creazione del cibo che poi ci nutre. Questo rapporto è più fioco oggi, perché inter-mediato dalle strumentazioni di supporto tecnologico. Difficile oggi pensare un contadino con la zappa che lavora 10 ore al giorno, come quantità prodotta conti così tanto in percentuale nel soddisfare “la fame” di tutti gli esseri viventi, rispetto alle tecniche meccanizzate ed industriali. Soprattutto considerano gli attuali 7,69 miliardi di persone che appartengono alla razza umana.

Dunque, la maggior parte delle persone ha iniziato a svolgere lavori sempre più intellettuali con un sistema di azioni sempre meno pratiche ed operative. La tecnologia nello specifico ha permesso di creare sempre più beni da commerciare che permettessero di ottenere una “Convenzione universale” che è la moneta, come oggetto di scambio. Questo oggetto ha creato un piccola deviazioni nel rapporto del mantenimento della vita tramite il legame essere umano e cibo. Creando un intermediario (ad esempio “Io posso comprare cibo e alimenti con un oggetto-intermediario, ossia con una moneta”) che possiedo perché compio delle azioni (riassumibile nel Lavoro salariato in molti casi). Alla fine comunque non si stravolge il rapporto: io compio delle azioni per ottenere cibo e vivere. L’idea dell’uomo è che meno sono pesanti o pericolose fisicamente queste azioni e meglio è per l’esperienza dell’umanità. Una visione ottimistica che non ha considerato che in realtà la piega avuta è stata un’altra. Infatti, ci stiamo trovando sì a dare lavori pesanti fisicamente, ma con un coinvolgimento mentale che sta creando nuove patologie ed effetti collaterali chiari. Ogni persona poi in base alla sua visione del mondo pensa che dovrebbe avere certe caratteristiche.

Un punto interessante su cui riflettere è che la questione ecologica sta avanzando più o meno timidamente, sbattendoci in faccia il nostro essere umani. Facendoci ripiombare in un tipo di rapporto con il cibo molto più complesso e diretto. Ci siamo talmente allontanati dal rapporto con il cibo che abbiamo iniziato a sprecarlo, ma la nostra attività per procurarcelo tramite il denaro è talmente distante che la maggior parte delle persone non ha ben idea di come si ottenga e produca. Pochissimi hanno conoscenza pratica e diretta dei sistemi e tecniche agricole, di pesca o caccia. Lo spreco alimentare è un problema su cui ragionare subito, le ultime news sulla tecnologia evidenziano già un’acerba discussione.

I nostri stili di vita e di produttività addirittura sono basati su indicatori che giudicano la produttività senza capire se essa sia un “malus” o beneficio alla sopravvivenza umana, nella totale noncuranza del Sapere scientifico. Non stanno considerando che questo modello economico slegato da una visione etica (prevista in realtà da le due principali macro-famiglie economiche), che si è persa nel tempo (due secoli circa).

Intanto le tecniche di agricoltura saranno sempre meno efficaci, perché si è andato a modificare l’ambiente e il clima, creando evidenti problematiche nell’ambito della produzione alimentare. Molti credono nella tecnologia ed io sono tra questi, tuttavia le novità della tecnologia attuale hanno già accelerato i suoi gradienti di conoscenza, come spiegato qui, ma non è detto che faccia in tempo per il punto di non ritorno. La tecnologia infatti esiste per rivoluzionare e rendere efficiente il nostro uso delle risorse rimanenti sul Terra per un uso migliore e che renda compatibile il nostro paradigma produttivo e di vita con un’etica nature-friendly. La tecnologia deve essere un mezzo per risolvere problemi, non un fine autoreferenziale, per questo essa deve viaggiare tramite la condivisione della conoscenza. Il problema che la forma mentis attuale dell’Uomo è egoistica, si pensi al concetto di “brevetto” o possesso di tecnologie esclusive. Questa è la sfida che dovremo capire e affrontare culturalmente, l’apertura all’altro al diverso, come valore aggiunto. La diffidenza come valore dell’egoismo, ci rende tutti più deboli. La forza di un gruppo (in questo caso di una razza) si vede dalla difesa dei più deboli (i cuccioli di solito) e la distribuzione dei beni affinchè tutti possano sopravvivere nello stesso macro-sistema che chiamiamo Terra.

Volendo passare ad un piano più pratico, la tecnologia esiste pure per fare questo salto in una nuova fase civica, ma c’è la voglia di investire sulla nostra sopravvivenza? La conoscenza e l’uso tecnologico dovranno circolare più velocemente dalle élite sconnesse e sparse alla massa generale, alimentando best practice che orienteranno la forma mentis delle attuali generazioni, non le prossime come si è sempre procrastinato negli anni passati. Dobbiamo assumerci la responsabilità di questa situazione ed essere pro-attivi nel risolvere un problema che noi abbiamo generato, prima che sia il problema a liberarsi di noi. Bisogna studiare il concetto di economia, nella sua accezione originale e più nobile come “gestione delle cose della casa”, dove per casa intendiamo luogo dove abitiamo e ci sentiamo al sicuro. Avere le macchine elettriche o che si guidano da sole, ma poi non abbiamo le centraline per ricaricarle e renderle effettivamente di massa, perchè “non vogliamo spendere soldi, per salvare l’umanità” è un qualcosa che fa rabbrividire. Dipende dalle personi comuni? In parte, ma alla fine la questione ecologica la decidono gli Stati e quella che è una grande invenzione dell’uomo “La Legge”. Decidere di innalzare gli standard di qualità di sicurezza ambientale, lottare alle eco-mafie. Nel Mondo capitalistico la tassa sulle macchine inquinanti è vista come una cosa negativa perchè riduce il potere di acquisto, un costo e non un investimento non con dei rendimenti crescenti, ma con la possibilità di esistere con investimenti in ambito ecologico. Il plusvalore che otterrete in questo caso dalle risorse umane ed intellettuali non è il profitto, ma il poter pensare di respirare e mangiare. Con i soldi si compra il cibo, ma se il cibo è poco il metallo/carta/carta di credito/valuta digitale non lo possiamo ancora mangiare e soddisfare i bisogni fisici. Nei momenti di estrema crisi del sistemi economici vigenti, succede un fenomeno particolare che i beni riottengono un valore d’uso e non più di scambio. A Weimar potevi trovare cestini pieni di banconote, abbandonati lì come fiori in un prato, ma la gente si poteva accoltellare per un pezzo di pane vecchio di 4 giorni anche caduto a terra.

Sicuramente alcuni aspetti furono trattati anche da “futurologi” come Maltus nel 1800, Marx o il Club di Roma nel 1972. La scarsità di cibo, in tempi passati era il spinta motivazione per l’operosità dell’essere umano, che doveva ingegnarsi per vivere. Quella che viene messa in discussione non è l’esistenza del Mondo, ma dell’essere umano come razza. La Terra andrà avanti per il suo cammino in modo diverso rispetto al passato, ma per conto suo. In fondo per quelle che sono le ere geologiche, noi siamo stati solo una piccola parte del percorso, non molto più importanti del dinosauro o Atlantide. Tutto è relativo, quando si parla di rilevanza. In fondo la vita, come il DNA è il ripetersi di azioni che ogni tanto fanno un errore e creano qualcosa di nuovo che come tutto nasce cresce e muore, anche una razza come i dinosauri e l’Uomo.

Noi che vogliamo fare? Rimanere tutti free rider (menefreghisti che fanno scelte individualistiche e godono dei benefici delle scelte altruistiche degli altri) tipo adolescenti?Dovremmo in realtà assumerci la responsabilità morale ed esercitare il potere di cambiare le cose, ora che siamo in tempo o che possiamo limitare scenari peggiori rispetto agli attuali già avanzatamene gravi ma non sfacciatamente apocalittici. Chi parla di allarmismo e di buonismo “radical chic” è, in realtà, molto ignorante: i dati sono molto chiari e le voci numerosissime, tra cui quelle dei più grandi pensatori e scienziati accettati nelle massime istituzioni umane e mondiali. Non troverete nessuno scienziato serio che neghi il cambiamento climatico, non è una questione politica, ma di sopravvivenza.

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