Essere una donna oggi in Italia e nelle aziende

0 1 anno ago

Il livello culturale femminile in Italia è nettamente più arretrato di quello delle donne in Europa e nei Paesi civili: perciò questo è un argomento che mi sta molto a cuore.

Spesso ci ergiamo a paladini perché una donna musulmana è stata picchiata dal marito, oppure perché una donna africana non può lavorare e diventa di conseguenza “schiava” dell’Uomo.

L’Italia, in realtà, attiva gli stessi identici meccanismi da anni e la cronaca odierna è piena di questi casi, i quali spesso spariscono nell’indifferenza generale. Quando lo fanno “gli altri”, li condanniamo protestando; se lo facciamo nel nostro Paese è solo chiacchiericcio e lamentela.

Il corpo è delle donne!

Ma quello delle italiane, lo è relativamente. Questo è l’approccio mentale fin troppo frequente in Italia.

La galanteria come altra faccia del maschilismo

Alcune donne non sono arrivate a comprendere che la galanteria possa trasformarsi in maschilismo. Nel 2019 non è più necessario vivere in un mondo “narcotizzato”, in cui l’Uomo prevarica la Donna (che ringrazia).

L’uomo paga la cena alla donna per dei motivi estremamente specifici. In origine, la donna non lavorava e dunque non era indipendente e provvedere al proprio nutrimento. In pratica essa era una schiava dell’Uomo, senza soldi e quindi senza possibilità di mantenersi autonomamente in modo dignitoso. Lavorare all’epoca significava probabilmente fare la prostituta (non a caso il mestiere “più antico” del mondo). Per fortuna il mondo è cambiato oggi.

Premessa importante: non stiamo parlando, in questa sede, dei Paesi del Terzo Mondo, bensì dell’europea e civilissima Italia.

Offrire la cena, regali o mantenere una donna in generale, spesso nasconde un secondo fine (detto da un uomo), ma anche nei casi “genuini” questo può portare avanti un messaggio: io sono l’uomo e comando. Mi sembra che l’immagine dello Schiavo Felice del Premio Nobel Sen sia molto adatta. Spesso alcune donne si ritrovano a vivere in un uno stato talmente subordinato all’Uomo, tanto che le sue prevaricazioni diventano non solo accettabili, ma perfino sensate e desiderabili.

Molte donne ancora oggi vivono nella mentalità dannosa (di solito non mi sbilancio, ma questa volta lo farò) secondo la quale l’Uomo deve lavorare e loro invece no. In questo modo possono farsi mantenere e poter “scegliere” di fare la mamma o la casalinga.

Questa è una credenza falsa, soprattutto considerando che la maggior parte delle donne moderne che fanno figli hanno anche un lavoro – altrimenti la famiglia finisce nella povertà economicamente perchè i figli portano molte spese per essere cresciuti (puoi approfondire il tema in questo mio articolo).

È possibile mantenere una famiglia con quattro figli, con un solo reddito proveniente, molto probabilmente, da un uomo? Se lui arriva a guadagnare 1.200 euro al mese, è probabile mantenere anche un solo figlio e due adulti? Davvero difficile, in ogni parte d’Italia.

Ovviamente, chi sceglie di fare la casalinga con cognizione di causa è libera di farlo Ma è realmente sempre libera di scegliere? Ha gli strumenti per farlo (culturali in primis) o subisce un destino scelto da altri? Lo fa perché ama davvero stare a casa e gestire la casa, o è una schiava felice, che non si rende conto di essere una schiava? O peggio ancora perché non vede o riesce ad immaginare delle alternative concrete?

L’importanza dei Soldi

Quanto contano i soldi per le donne? Poco. Questo è un problema, vista l’importanza della gestione dei soldi nell’attuale società.

“Solo il 17 % delle donne italiane non ha un conto corrente, contro l’8 per cento degli uomini”. In sostanza, i soldi in Italia sono una questione maschile. “Le italiane restano indietro anche dal punto di vista dell’alfabetizzazione. Se, interrogati sui temi che riguardano denaro e finanze, 45 italiani maschi su cento sono in grado di rispondere correttamente a 3 domande su quattro, tra le connazionali il tasso scende a 3 ogni dieci. paragonabile solo a quella di paesi come l’Indonesia”.(qui)

Se secondo i dati le donne italiane sono pari alle donne dell’Indonesia, verrebbe da porsi un paio di domande. Essere mantenute economicamente ha un significato preciso: si viene considerate inferiori in modo netto o camuffato, al pari di un bambino o di una persona disabile.

Infatti, l’indipendenza e il lavoro ci permettono di sostenerci nella vita ed essere adulti, superando la fase di sudditanza (a priori dal sesso). Se sei un uomo di 40 anni e non lavori sei considerato “sbagliato” nella società, perché per le donne dovrebbe essere diverso? Hanno meno dignità e quindi possono anche non lavorare perché sono “bambine” o “anziani” o “disabili”?

Sfera privata e mondo del Lavoro

Un altro modo per mostrare questa mentalità distruttiva riguarda gli appuntamenti privati e lavorativi, con i colleghi. Un uomo spesso ci tiene perfino a pagare, affinché metta la donna in una condizione psicologica di inferiorità. Ad un appuntamento romantico questo atteggiamento può essere sicuramente ambiguo, ma se si trattasse di un contesto lavorativo sarebbe totalmente fuori luogo, soprattutto se la prassi è solo rivolta alle donne, come spesso accade.

Molto spesso i locali permettono perfino alle donne di entrare gratis, perché “Ehi, sono donne!” Entrando gratis attireranno dunque pubblico pagante, al pari di una campagna su Facebook o un volantino. Praticamente, una donna che entra gratis ha una funzione commerciale e di oggetto, come fosse un volantino.

Vale così poco la dignità di una persona? La risposta in Italia al momento è “sì”, e le donne ne escono sconfitte perché si adattano a questi meccanismi e li accettano continuamente, anzi in alcuni casi sono anche felici di avere questi privilegi (che poi negano altri diritti).

Ma se voi Donne non siete le prime a difendere la vostra dignità, perché poi pretendete che siano gli uomini a farlo?

Bisogna crearsi una maggiore credibilità per essere prese sul serio nelle rivendicazioni dei propri diritti. Bisogna fare squadra e mantenere una coerenza, pure a discapito di privilegi che vengano meno.

Domande inopportune nei colloqui di Lavoro

Mi sembra assurda questa cosa, ma vorrei ricordare che nel mondo delle risorse umane esiste un certo equilibrio tra i sessi. Nella mia rete prendendo i primi 100 risultati di persone nelle risorse umane su Linkedin su 100 solo 33 sono uomini. Giusto per avere un’indicazione.

La cogliete la follia? Se le donne sono così nettamente presenti nelle risorse umane, come mai c’è tutta questa discriminazione nelle risorse proprio sulla questione di maternità, sesso, età?

Spesso ci ritroviamo in situazioni di donne che discriminano altre donne. Sicuramente c’è una volontà dall’alto (imprenditori, manager, classe dirigente in generale), ma c’è anche un’accettazione e dunque una collusione diretta.

Ci saranno donne che hanno chiesto ad altre donne se avessero figli, che lavoro facessero i membri della famiglia ecc. Chi pone queste domande? Solo gli uomini, in un ruolo molto bilanciato per presenza femminile e con posizioni anche nel settore manageriale? Molto poco plausibile.

Una minoranza discriminata anche nel trattamento economico

L’emancipazione femminile è un processo attivo e pratico, non formale. Mi chiedo: se per una volta riusciste ad essere realmente solidali tra voi, quanto cambierebbe la società italiana? L’8 Marzo è lontano, dunque nel resto dell’anno come “lottate”?

È davvero chiaro a tutte che siete una “minoranza” discriminata? Avete meno diritti e libertà di un uomo, esattamente al pari di altre minoranze discriminate come omosessuali, terroni, musulmani, disabili e così via. La follia è che, numericamente, siete pari agli uomini – anzi, forse anche di più considerando l’età avanzata (gli uomini mediamente muoiono prima).

Faccio un esempio pratico. I tamponi ed assorbenti in Italia sono tassati al 22% come se fossero quelli che un tempo si chiamavano tasse dei beni di lusso (qui). Quindi non solo avete tutti i dolori legati al vostro ciclo naturale, ma dovete anche pagare come se i tamponi fossero un bene secondario e superfluo nella vita ordinaria.

Tanto il ciclo si scegli di averlo, no? No: è biologico, quindi ha senso che venga applicata l’aliquota massima, non quella al 4 o 5 o 10%, ma ben 22%!

Una follia, considerando che in altri Paesi sono gratuiti (tipo in Scozia o almeno dalla Francia e dalla Spagna, che stanno riducendo le imposte, qui e qui e qui). Si tratta di beni di prima necessità e dunque potrebbero avere l’IVA agevolata, come nel caso dei rasoi maschili.

Potrei parlare del numero di donne che guidano (poche, quindi meno libere di muoversi), così come ancora potrei parlare del fatto che le donne manager siano solo una su 3 e guadagnino il 33% in meno (qui). Questo è un mio articolo in cui affronto alcune problematiche e offro degli spunti per migliorare la situazione, concretamente (qui).

Negli altri Paesi ci sono arrivati, perché ci sono più donne che hanno consapevolezza di essere discriminate e vogliono lottare per i propri diritti, senza che chi riesce ad ottenere qualcosa sia considerata una persona privilegiata.

Abbiamo bisogno di donne più forti: siete una ricchezza non sfruttata nella nostra economia.

Ci serve la vostra intelligenza e coraggio, per rendere tutta la società italiana migliore. Se ho usato toni polemici e provocatori, è solo perché abbiamo bisogno di svegliarci da questo stato di apatia e di de-responsabilizzazione. La frase “è colpa di qualcun altro” stavolta non vale. Esiste questa discriminazione perché le donne italiane mediamente sono “più passive”delle donne degli altri Paesi civili.

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