Donne e Libera Professione in Italia: un’accoppiata vincente?

0 1 anno ago

In Italia nell’immaginario comune il libero professionista è un uomo. Magari un commerciale vestito in giacca e cravatta, con tanto di valigetta nera.

Fortuna che non siamo più negli anni ‘60.

Lo stereotipo dell’Uomo

Quest’idea, per fortuna, è solo uno stereotipo.

Infatti, sono numerose le donne che lavorano in Italia con una partita IVA e che fatturano non poco. Per renderci conto meglio, basta considerare che l’Italia sia il Paese che ha più liberi professionisti in Europa e “negli ultimi otto anni sono le donne a trainare la crescita delle libere professioni, con una variazione positiva che si attesta a 176 mila unità, mentre i maschi si fermano a quota 80 mila.”

Inoltre, i vecchi uomini del mondo commerciale stanno anche iniziando ad andare in pensione o abbandonare la libera professione. Infatti “tra il 2009 e il 2017, gli over 45 che escono dal mercato del lavoro libero-professionale sono per quasi l’80% uomini” (qui).

Limiti e Difficoltà

Essere donne in Italia significa però dover affrontare un pregiudizio di fondo che le discrimina, nonché alcune barriere fisiche. Come spesso ho sottolineato, sicuramente il problema della patente e del guidare l’auto rientrano tra queste. Meno donne sono autonome da questo punto di vista e sono in possesso di un’automobile in Italia. Infatti, nel nostro Paese l’85,16% degli uomini ha una patente, contro il 63,21% delle donne (qui il mio articolo). Fare la libera professione senza guidare è quasi impossibile, soprattutto nel sud Italia e nelle città dove i mezzi di trasporto pubblici sono mediocri e non affidabili. Questa è una barriera che si può facilmente superare lavorando sull’educazione e spiegando che non solo le donne devono avere la patente, ma guidare per essere autonome e non dipendenti da terzi o peggio dagli uomini è assolutamente fondamentale.

Il secondo punto è il sessismo culturale e il tentativo di prevaricazione fisica, di sguardi e verbale che spesso si manifesta in Italia in contesti lavorativi. La situazione è in generale migliorata negli ultimi 20 anni, come si vede nel grafico.

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Tuttavia “la violenza sulle donne è stabile e ancora molto diffusa, la percentuale di chi denuncia è bassa e solo per la metà degli iscritti in procura si avvia un’azione penale” (qui grafico e dati). Vuol dire che le donne denunciano poco e se denunciano alla fine “ci ripensano” e non proseguono nella causa.

Un piccolo episodio di violenza di una mia collega HR
Tuttavia, “la violenza sulle donne è stabile e ancora molto diffusa, la percentuale di chi denuncia è bassa e solo per la metà degli iscritti in procura si avvia un’azione penale” (qui grafico e dati). Ciò significa chele donne denunciano poco e, se denunciano, alla fine “ci ripensano” e non proseguono nella causa.

Un’esperienza diretta in ambito HR

In questo caso voglio riportare delle dichiarazioni di una mia collega del mondo delle Risorse Umane (nello specifico, della mia stessa azienda), Gioella Gagliardo.

Gioella stava seguendo una selezione e fa un colloquio ad un candidato, che viene proposto al cliente. Il cliente fa una prova di qualche giorno e poi lo “caccia” perché qualcosa non andava nella persona. Tale individuo ha ben pensato di ricontattare la mia collega per un’altra posizione nella stessa città che però non gestiva la mia collega direttamente.

Per farla breve, questa persona ha iniziato a minacciarla accusandola che l’avesse scartato per antipatia, dicendo di avere conoscenze nelle forze dell’ordine e di volerla rovinare, distruggendone la reputazione con tutti i colleghi, contattandoli direttamente. In questo caso, il lavoro in remoto ha fatto da filtro, permettendole di gestire la situazione con professionalità e lucidità.

Colgo l’occasione anche per congratularmi con lei per come abbia gestito tutto e per manifestarle la mia solidarietà personale e professionale. Alcune persone sono convinte che solo perché abbiano davanti una donna possano fare quello che vogliano, come se non fosse un lavoratore vero. Sono certo che davanti ad un uomo non avrebbe mai osato tanto e sicuramente non di persona.

Ero indeciso se raccontare questo episodio “personale”, ma credo che casi come questi capitino a molte donne, fin troppi. Io vi invito a non tenervi dentro questo e confidarsi. Non siete sbagliate voi, ma lo sono gli altri che approfittano di uno stato di forza. Bisogna avere il coraggio di supportarsi senza paura di essere giudicate, perché la solidarietà tra persone e soprattutto tra donne è un’energia che può rendere migliore la società.

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