Consigli per CV di Manager/Responsabili per indicare gli obiettivi lavorativi raggiunti

0 2 anni ago

Premettendo che non esiste un curriculum vitae perfetto, ma solo cv che si adattano a seconda della persona e del contesto, seguendo un poco le logiche del vestito sartoriale. Ho trattato su come scrivere o fare un curriculum con dei consigli (qui). Oggi però vorrei dedicare una particolare attenzione alle persone che hanno ruoli manageriali, appartengono ad alcune tipologie di lavoro (marketing, vendite, acquisti, risorse umane, amministrativi, lavori digitali, lavori nella produzione industriale o artigianale) o hanno molta esperienza ed hanno ricoperto di fatto ruoli di responsabilità.

Misurare le proprie prestazioni lavorative

Per profili manageriali/responsabilità, o in generale tutti i lavori che vengono misurati in base a dei valori di riferimento, è probabile che esistano dei numeri o indicatori (in inglese definiti con la sigla K.P.I.) che indicano la qualità della performance lavorativa, ossia i risultati conseguiti in un dato arco temporale.

Spesso tali valori sono proprio richiesti nei report da parte dell’azienda che li monitora, per vedere l’andamento economico aziendale. Nel caso dei liberi professionisti si impongono da solo questi numeri per capire l’efficacia del proprio lavoro. Il discorso secondo me vale per quasi tutti i lavori che hanno degli aspetti di misurabilità più o meno efficaci, dunque sicuramente tutti i lavori digitali (che saranno la maggioranza nel futuro) sono misurabili. Per esempio, per la professione di calciatore questo numero potrebbe essere il numero di presenze in un campionato, o il numero di reti subite o realizzate a seconda che sia un portiere o un attaccante. Già nello sport ci stiamo abituando a leggere le statistiche.

Se non sapete quali misuri il vostro lavoro, chiedete al vostro superiore sulla base di cosa “capisce se siete produttivi ed utili alla azienda” e se non vi misura vuol dire che “va a vento” (cosa che denota scarse capacità di gestione imprenditoriale o serietà manageriale). Quando guidate una macchina volete sapere a che velocità state andando, per capire se sia il caso di variare la velocità del veicolo. L’azienda è molto simile all’auto e la strada è il mercato, se siete in curva conviene rallentare per non schiantarsi (ossia chiudere o perdere fatturato e dover licenziare).

Perché inserire i risultati raggiunti?

Il motivo è molto semplice. Attraverso questi dati numerici si può argomentare e rafforzare con dei “fatti” registrati il proprio valore lavorativo, già prima di fare un colloquio nella fase di ricezione della vostra candidatura. Come si fa un curriculum è più o meno chiaro a tutti, farlo con qualità e differenziarsi è la nuova sfida. Bisogna assimilare l’idea che le aziende vogliono capire non solo se siate adatti a quel ruolo dove ricercano una persona, ma anche che risultati abbiate raggiunto in passato. Più il dato è notevole, maggiore sarà la vostra potenziale credibilità, soprattutto se argomentate la costruzione del dato, come spiegherò dopo.

Ovviamente attenzione a non diffondere dati aziendali privati e a non falsificarli, perché i numeri sono verificabili in molti casi. Se l’azienda fattura 100.000 euro e voi dite di aver venduto 300.000 in un anno, c’è qualcosa che non torna. I dati economici per chi li sa cercare sono accessibili da varie banche dati, alcune a pagamento altre anche gratuite.

Inserire i risultati raggiunti nel CV

Una volta che si è in possesso di questo indicatore vale la pena riportarlo nel nostro curriculum per indicare il valore aggiunto che possiamo offrire all’azienda. Per esempio un Dottore Commercialista potrebbe indicare il numero di clienti che gestisce mediamente in un mese; un addetto vendite il volume di vendite (dunque il fatturato) che deriva direttamente dalla sua attività o se è responsabile del negozio il fatturato dello store e così via per ogni lavoro.

Ci si pone il problema di dove inserire questo dato? In questo caso ci aiutiamo con un esempio pratico e visivo. Simuliamo il caso di un addetto alle vendite.

cv con kpi obiettivi raggiunti

In questo descrizione del lavoro, vediamo il classico arco temporale a sinistra sulla stessa riga del ruolo, così da risparmiare un rigo ed essere più sintetici, poi c’è il nome del datore di lavoro con la città e il settore tra parentesi. Semplicemente aggiungete un rigo con una dicitura “obiettivi raggiunti” o anche “KPI di riferimento” e poi sullo stesso rigo il risultato raggiunto “gestione 100 clienti” “+15%” “200 recensioni positive su Amazon” e così via a seconda del lavoro. Questo concetto vale a priori che usiate un CV grafico, europass o curriculum europeo.

Mi raccomando inserite questa parentesi il settore aziendale, perché tranne se non lavorate per marchi super famosi come Lete, Ferrarelle, SSC Napoli e così via, diventa difficile capire il settore di riferimento in cui lavorate. Di fatto spesso un recruiter/addetto alla selezione del personale non capisce immediatamente il settore se legge solamente “presso azienda Gomme Fratelli Iannaccone e partner”. In questo caso non è chiaro se vendiate pneumatici oppure l’azienda li venda al pubblico o ad altre aziende? oppure siate specializzati in produzione di gomma o anche di plastica in generale? Anche quando può sembrare evidente nel nome, nel dubbio specificatelo il settore di riferimento aziendale e non datelo per scontato. Essendo sullo stesso rigo, non vi occupa nemmeno spazio. Colgo l’occasione per fare lo stesso appello sui Paesi di provenienza, esplicitate sempre la Provincia per velocizzare i tempi e non costringerci a ricerche su Google Maps inutili. Compilare il curriculum vitae in questo modo è utile per apparire professionali e chiari fin da subito, senza eccessive ambiguità.

Per i manager o i ruoli con molti indicatori di riferimento

Laddove lo schema precedente fosse eccessivamente riduttivo, in quanto sono parecchi gli indicatori di riferimento o più complessi, io consiglio di creare un’altro documento proprio oltre il CV e la Lettera di Presentazione. Questo documento potrebbe contenere proprio uno schema (possibilmente un grafico o una tabella sintetica) che descriva i vari KPI (Indicatori) e le performance che si è raggiunto. Avendo in questo caso più spazio, potete anche indicare la fonte dei dati e la costruzione dei dati stessi. Il dato indicato a che periodo temporale fa riferimento? Qui si va più sul tecnico. Mi raccomando di citare questo documento e il contenuto nell’eventuale email o lettera di presentazione. Sarà il recruiter a decidere se serve avere questo dato così preciso oppure no. Questo dato va a parte, perchè va rispettata una sorta di legge non scritta dei CV che non devono superare mai le due pagine, meglio ancora se una sola. Il dono della sintesi ed efficacia comunicativa è una competenza, molto apprezzata nel mondo del lavoro. Rinominate sempre i file con “nome cognome cv” o in questo caso “nome cognome report indicatori di perfomance” “nome cognome KPI“. Questa piccola accortezza permetterà al chi lo cercherà nel futuro di farlo in maniera più veloce e quindi è molto apprezzato.

Credo che questa piccola guida possa essere utile per i nuovi manager e in generale tutti i lavoratori che vogliono evolvere ed essere percepiti come più professionali, credibili ed attendibili. Bisogna iniziare a diffondere la cultura del dato, perché è essenziale per capire se stiamo lavorando bene o meno. Se non abbiamo un dato che misura le nostre prestazioni lavorative non possiamo capire se i nostri obiettivi che ci siamo posti siano raggiungibili o meno. Avere un dato di riferimento può essere essenziale per correggere delle attività lavorative che non stanno funzionando bene.

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