Adattamento alle nuove tecnologie, come siamo arrivati oggi ad Alexa e Google Home

0 1 anno ago

La storia della tecnologia è molto più ampia di quello che pensiamo. Molti concetti infatti non sono propriamente nuovi, ma elaborazioni complesse di strumenti embrionali a cui si sono aggiunti tasselli che hanno migliorato il servizio o prodotto.

Facciamo un esempio come quello del riconoscimento vocale, che oggi è accettato da quasi tutti come una tecnologia normale e di massa.

La sua storia inizia nel 1952, in cui fu mostrato un dispositivo per il riconoscimento di singole cifre parlate. Negli anni 60 iniziò ad interessarsene la IBM con il suo IBM Shoebox, esposto al Salone di New York del 1964 (qui).

Un buon contributo fu dato anche dall’Italia. Nello specifico molto avanzato per tutti gli anni 70 fino alle soglie del 2000 fu il CSELT (acronimo di Centro Studi E Laboratori Telecomunicazioni) un istituto di ricerca torinese nel campo delle telecomunicazioni.

Differenza tra lo scoprire una tecnologia e la sua adozione nel pubblico

Il problema spesso nella tecnologia tuttavia non è lo scoprire le cose, ma l’usare la tecnologia stessa a livello di massa. La tecnologia che noi usiamo infatti è spesso giù tendenzialmente vecchia, rispetto ai livelli di ricerca. Questo gap sicuramente si sta riducendo con il tempo e quindi stiamo immettendo nel mercato tecnologie con maggiore velocità, come spiegato in questo mio articolo sulla rivoluzione tecnologica qui.

Il problema principale è proprio questo. Utilizziamo tecnologia vecchia, mentre altre più recenti potrebbero già risolvere o ridurre molti problemi odierni, tra cui anche di tipo ecologico.

Oggi l’accelerazione delle innovazioni scientifiche e tecnologiche rischiano di superare la capacità dell’essere umano medio e delle strutture sociali di adattarsi e assorbire i cambiamenti” (Thomas Friedman – Grazie di essere arrivato Tardi).

Questa frase vuol dire che l’evoluzione tecnologica evolve molto rapidamente, ma il nostro cambiamento ed utilizzo da essa invece è lento e statico. Come si vede anche dal grafico.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

(fonte www.performancemanagementreview.org/trasformazione-digitale-e-debito-tecnologico/)

I prodotti “cavalli di troia” nella tecnologia

Interessante a questo punto capire come ci si possa abituare ad una nuova tecnologia in un pubblico molto ampio ed varia culturalmente e socialmente.

Riprendendo l’esempio del riconoscimento vocale, inteso in questo caso in senso davvero molto ampio come una voce non umana che legge delle parole con un senso più o meno compiuto.

Nella tecnologia ci sono spesso dei “cavalli di troia”, cioè degli strumenti che per motivi funzionali, di marketing, moda o utilità riescono a trainare il mercato e diffondere la tecnologia nella cultura di massa e renderla accettata ed usata.

Un tassello iniziale è sicuramente stato Google Translate. Chi lo usava all’inizio lo ricorda come un mediocre traduttore che man mano è evoluto fino a livelli di efficienza buoni. Di solito questi “innovatori nell’uso di massa” hanno come caratteristica quella di partire da versioni beta o primordiali che poi vengono implementate tramite delle correzioni in corso d’opera.

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Queste modificazioni ed aggiustamenti derivano dai feedback, cioè gli utenti segnalano errori o omissioni che rielaborate nel tempo permettono di perfezionare il funzionamento effettivo. Dunque si è andata migliorando la pronuncia, il dizionario si è notevolmente ampliato e sono state introdotte altre lingue.

Considerate che sia stato lanciato oltre 10 anni fa, nel 2006. Ad oggi Google Traduttore supporta oltre 100 lingue a vari livelli e, a partire da maggio 2017, serve oltre 500 milioni di persone al giorno secondo i dati forniti da Google.

In questa fase iniziale la voce era molto meccanica e la pronuncia della parole “strana”. Tuttavia all’epoca ci andava benissimo così, perché non eravamo abituati a standard elevati come quelli di oggi.

Questo è il passaggio da sottolineare, usando la tecnologia siamo diventati più esigenti perché ci siamo abituati a dei risultati con dei livelli minimi di accettabilità, sotto i quali non siamo più disposti a scendere. Un ulteriore esempio che può aiutare a comprendere meglio il fenomeno è quello delle serie in streaming straniere. Se guardate le serie su Netflix per tanti anni poi diventa difficile guardare programmi di bassa qualità (in recitazione, effetti, doppiaggio) tipici di alcune televisioni.

Ormai infatti siamo consumatori molto più esigenti. Tornando alla nostra “voce registrata”, quando Google Maps storpia nel 2019 la pronuncia di una strada ci fa strano apparendo quasi fastidioso o ridicolo.

Un aspetto interessante del processo di innovazione tecnologica è che stia anche comportando l’abbattimento dei costi perché progettato in quest’ottica, in quanto i prodotti tecnologici invecchiano velocemente perdendo valore sul mercato e venendo continuamente sostituiti.

Quindi renda l’uso di questa tecnologia rapidamente accessibile a gran parte della popolazione, perché i costi si sono ridotti notevolmente proprio a causa dell’innovazione stessa.

Facciamo un esempio molto banale sugli smartphone. Se prima se ne producevano di realmente nuovi uno ogni 2 anni, adesso ne escono di nuovi e potenziati praticamente uno ogni 10 mesi. Questo permette di avere una svalutazione (o meglio inflazione) dei prodotti immediatamente precedenti che diventano “vecchi” e quindi scendono di prezzo. Raramente le differenze tra uno smartphone 6 e uno 7 sono così nette, un poco di divario si vede tra il 5 e il 7.

Un secondo passaggio in questa maggiore consapevolezza nella massa circa l’uso del riconoscimento vocale l’hanno avuto proprio i navigatori satellitari delle auto. Qui rispetto a Google Translate abbiamo un evoluzione ossia la personalizzazione della voce che è molto più elaborata ed è fin da subito personalizzabile. Ricordo nei primi anni 2000 per esempio c’erano delle versioni con personaggi famosi dalla politica allo spettacolo.

Il processo di attenzione alla qualità della voce ha poi preso piede con gli audio-libri e anticipatori degli attuali Podcast. L’idea che si possa sentire una voce “artificiale” e che questa debba avere un’intonazione naturale è essenziale per usufruire dello strumento in modo armonico.

Il passaggio attuale alla tecnologia “relazionale”

Fino ad ora i rapporto tra voce e umano era meccanico e non “relazionale”. Non si poteva parlare con la propria voce con l’oggetto artificiale. Qui c’è il nuovo “upgrade” (tassello di miglioramento) circa questa tecnologia.

Infatti nei recenti casi è possibile proprio avere delle conversazioni su temi predefiniti con l’oggetto. Questo è possibile con Alexa e Google Home, ma sono sicuro che verrà implementato in molti altri casi. In questo caso qui abbiamo un ibridazione con l’intelligenza artificiale che è un nuovo livello di tecnologia che stiamo vivendo in questa fase storica.

Alexa e Google Home sono il nuovo “cavallo di troia”, cioè sono dispositivi nati in modo limitato, proprio come Google Translate, e che dai feedback degli utenti stanno implementando le loro conoscenze per offrire servizi migliori. I risultati di diffusione si vedono ampiamente. Considerate che a Gennaio 2019, sono oltre 100 milioni i dispositivi, animati da Alexa, ad essere stati venduti nel Mondo (qui).

Il suo uso è particolarmente utile anche in ambito industriale e del mondo del lavoro in senso ampio (beni e servizi), in quanto la rivoluzione tecnologica è trasversale alla vita privata e lavorativa delle persone. In pratica si sta cambiando la cultura mondiale e le nostre società. Il fenomeno non è arrestabile, dunque esso andrà avanti anche se “qualcuno protesterà” tipo Ned Ludd (che pensava di poter fermare la rivoluzione industriale inglese con  la distruzione di un telaio meccanico nel 1779. I luddisti voleva sabotaggio della produzione industriale perché erano una minaccia alla società che non voleva cambiare. Direi che quella parte della Storia ha ampiamente perso, così come perderà quella che si negherà all’innovazione tecnologica attuale, rischiando solo di rimanere emarginata e farsi del male da sola. La storia dell’epoca è molto simile a quella attuale. Alcuni mestieri più duri per la vita umana (quelli fisici e ripetitivi) scompariranno e se ne andranno a creare altri, però bisogna aggiornarsi e mettersi in gioco superando la passività.

Questa tecnologia infatti sta iniziando ad avere anche altri utilizzi come quello dei call center “artificiali”. Infatti il “30% delle aziende europee ha già introdotto tecnologie di intelligenza artificiale nei servizi alla clientela e che il 72% riscontra già dei benefici, come liberare il tempo degli operatori, processi più efficienti nella gestione degli alti volumi di richieste e un servizio sempre always-on”. (qui).

La tecnologia ha lo scopo di migliorare la vita umana, non si sostituisce all’uomo ma lo esula da lavori pericolosi, logoranti, ripetitivi e lo aiuta a dedicare le proprie energie ad aspetti più intellettuali e gratificanti.

Il mio obiettivo era far capire come si muovesse la tecnologia e la sua diffusione, perché avere maggiore consapevolezza del suo utilizzo ci permette di essere più pronti al suo utilizzo. L’essere informati ci consente di non aver paura delle innovazioni e contemporaneamente avere un rapporto sano e in alcuni casi anche critico ed etico.

#BeYourHero

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *