3 Consigli per tutelare Privacy nel mondo del lavoro

0 2 anni ago

Il tema della privacy è molto complesso e dibattuto a seguito delle recenti normative (Regolamento Europeo, GDPR, Maggio 2018) e i ripetuti scandali di dati rubati dai social che ogni mese riempiono i comunicati delle aziende e i giornali (da Facebook fino alla catena di Hotel Marriott).

I nostri dati personali hanno un valore economico
Vorrei dunque dare alcuni consigli per potersi tutelare meglio e dunque sensibilizzare su un tema che troppo spesso viene ignorato. Sappiate che i vostri dati sono importanti, non è sensato regalarli. Senza voler andare in ambiti troppo tecnici o etici, semplicemente è chiaro che i nostri dati hanno un valore alto in quanto ci sono aziende e Stati che pagano per comprarli o venderli.

In pratica esiste un Business legato ai dati che diventa essenziale nelle moderne tecniche di Marketing. In pratica per vendere bene qualcosa devi conoscere la persona, per offrire un prodotto o servizio che il potenziale compratore possa ritenere utile a soddisfare una propria esigenza. Per capire dunque cosa piace e di cosa ha bisogno la propria clientela si elaborano dei dati che vengono raccolti o comprati, in modo non sempre limpido. Giusto un dato “130 miliardi nel 2016 a oltre 203 miliardi nel 2020, con un tasso di crescita annuo composto (la crescita percentuale media) dell’11,7%”Sole24ore. Questi sono i dati solamente legali, quindi tutto il mercato illegale non è considerato. I numeri in sé ci dicono poco, il valore ha un senso se abbiamo un riferimento. Sappiate che Facebook ha un fatturato nel 2017 di circa 40 miliardi, giusto per avere un riferimento chiaro.

Quando si cerca lavoro si inseriscono dei dati personali, anche molto specifici, per completare il proprio profilo. Questa cosa è assolutamente normale e sana, tuttavia è giusto avere delle accortezze per evitare spiacevoli situazioni negative o potenzialmente dannose. Così come ci hanno insegnato che qualora si stia usando il phone per asciugare i capelli è il caso di non avvicinarsi a fonti d’acqua, così possiamo imparare ad usare la tecnologia digitale in modo più consapevole.

1 Non pubblicate il vostro cv sui social in allegato o in un post sui social
Il curriculum contiene molte informazioni sensibili. Che senso ha divulgarle a chi non è un recruiter o un “decisore” aziendale nell’ambito delle assunzioni del personale? Se si desidera scrivere dei post per avere visibilità è una scelta anche corretta, ma si crea un “contenuto” nel post integrativo al curriculum, in cui deve emergere la motivazione e in che modo potete essere “utili” alla azienda. Se scatta la curiosità sarà stesso questa persona a chiedervelo in privato.

2 Evitate dati sensibili non necessari
Ci sono dei dati utili e altri non necessari, quali? Sicuramente:indirizzo completo (basta il comune, la provincia, la città e il CAP), codice fiscale, luogo di nascita (a chi importa dove siete nati?). Queste piccole accortezze sono necessarie per evitare i furti di identità che sono molto diffusi nel web. Il rischio è che attivino un “piccolo finanziamento, a nostro carico, che toglie pochi soldi al mese sul conto – così non ce ne accorgiamo” (Dettagli qui).

3 Curate la reputazione digitale
Questo è l’aspetto meno noto ai più. I recruiter o gli imprenditori sono “spioni” e vanno a vedere i social dei candidati. Questo può avvenire sia prima di essere assunti, sia durante la fase di lavoro. La pratica in questione è a parer mio illegale in base alle indicazioni del Garante della privacy e la normativa vigente. In alcuni casi è tollerato come lecito, se il social network è lavorativo come quello di LinkedIn (che è l’unico che io uso con questa finalità) e non per ambiti privati (teoricamente Facebook e Instagram ecc.).

Come difendersi dunque? Sicuramente capendo che il digitale traccia tutto e un contenuto “stupido” di mesi fa può essere letto anche oggi. Dunque è il caso di smetterla di essere “aggressivi” pubblicamente o condividere contenuti immaturi che possono ritorcersi contro di noi o farci apparire poco maturi agli occhi di colleghi e superiori (che alcuni aggiungono sui social stessi senza riflettere). Chi assumerebbe mai una persona che scrive in modo sgrammaticato, con bestemmie continue o insulti verso omosessuali o donne? Nessuno, non per motivi etici, ma soprattutto per motivi legali. Il pensiero spesso è “se una persona del genere offende le donne sui social, lo farà poi anche a lavoro? Nel dubbio meglio evitare situazioni di potenziali denunce, non assumiamolo”. Le aziende si interessano prima di tutto di tutelare i propri affari, tenendosi il più possibile lontane dai tribunali.

Dunque il mio consiglio è alla luce di queste indicazioni: rendere privati i profili social agli utenti non “amici” (qui una guida ufficiale per farlo su Facebook); rimuovere i contenuti non appropriati; evitare di aggiungere colleghi sui social o escludere alcuni contenuti dalla loro possibilità di visualizzarli.

Chi deve adeguarsi alla privacy? In questo caso tutti, che tu stia cercando lavoro, che tu lo abbia già e lo voglia mantenere o che tu stia cercando clienti. La propria reputazione digitale va tutelata, perché impatta su come possiamo essere percepiti in quanto lavoratori oggi e sempre di più nei prossimi anni. Esistono i garanti della privacy, ma aiutiamoli prevenendo piuttosto che curando. Per una volta facciamo prevenzione in Italia, bastano piccoli accorgimenti.

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