10 errori da evitare per ottenere colloqui brillanti

0 1 anno ago

Nella mia esperienza personale di recruiter e confrontandomi con molti colleghi ho avuto modo di individuare alcune problematiche ricorrenti nei colloqui o nelle fasi precedenti ai colloqui. Questi aspetti, se non curati, possono andare ad incidere negativamente sull’idea che ci si può fare di un candidato.

Nell’articolo sul feedback post colloquio (qui) h) ho sottolineato come, spesso, i candidati non facciano errori: il feedback “costruttivo” dunque non sempre si può dare, semplicemente perché il candidato non ha “fatto sbagli” palesi né ha manifestato particolari lacune.

Oggi, invece, andiamo a trattare proprio quelle che possiamo considerare pratiche o abitudini che possono essere considerate errate e che di conseguenza vanno corrette per ottenere dei risultati migliori.

Sono, ovviamente, suggerimenti generali e possono esserci delle valide eccezioni. L’articolo tuttavia si rivolge soprattutto a chi non ha dimestichezza con i colloqui e vuole orientarsi meglio – o anche solo come rafforzativo di azioni che già si compiono in modo più o meno ragionato.

1 Dare del tu

Di solito si dà del lei al recruiter.

I motivi per cui ciò accade sono principalmente culturali. Non c’è alcun tipo di confidenza tra le persone, il contesto è puramente lavorativo e in alcuni casi addirittura “istituzionale”.

Spesso ci si reca presso l’ufficio dell’azienda e si è “ospiti”. Nulla toglie che, se il recruiter o addetto alla selezione dia del tu, il candidato possa ricambiare, ma siete stati invitati a farlo.

Un consiglio a chi è meridionale come me: smettiamola subito di usare il “voi”! È decisamente arcaico e troppo solenne non è più usanza da credo quasi un secolo. Non siamo più francesi o spagnoli, per cui iniziamo a dare del lei com’è normale che sia.

2 Non ricordarsi gli annunci a cui ci si è candidati

Spesso capita che le persone possano inviare anche centinaia di candidature. Fa parte del gioco ed è normale.

Tuttavia, si deve cercare di avere un foglio (elettronico o cartaceo) su cui scrivere informazioni importanti quali:

  • Posizione
  • Azienda
  • Città
  • Sito in cui si trovava l’annuncio, e così via.

Credetemi. non c’è cosa più brutta per un recruiter di chiamare una persona che non ha nemmeno vagamente idea della posizione per cui si è candidato, e spesso ciò avviene anche se il Curriculum è stato inviato il giorno prima.

Il problema è che questo approccio mostra superficialità. Questo piccolo metodo da me suggerito, invece, ci può far apparire più interessati e motivati, e questi due aspetti sono sempre considerati per ogni posizione – da quelle di stage, fino a quelle manageriali.

3 Non aggiornare il cv

Può capitare che arrivino CV la cui ultima esperienza riportata sia risalente a 4 anni fa.

La logica domanda che sorge ad ogni HR Specialist è: Cos’è successo negli ultimi anni? Dov’è stato, che ha fatto?

Anche in questo caso torna il discorso della superficialità, che non va intesa come un qualcosa di nefasto, semplicemente una poca attenzione che si può colmare facilmente. Nessuna azienda vuole assumere persone distratte, quindi è importante non comunicare dando questa impressione. 

4 Non controllare lo sfondo in un video-colloquio

Questa è una peculiarità tutta personale, in quanto lavorando solo in remoto la vivo quotidianamente. Importantissimo controllare lo sfondo di un colloquio: cercate di avere una parete bianca e non essere illuminati dalla luce alle spalle (un po’ come quei quadri a tema religioso su angeli e annunciazioni!).

Inoltre, consiglio anche di fare i colloqui seduti su una sedia e davanti ad un tavolo, non sul divano. 

Io tendenzialmente ci bado poco, ma capirei perfettamente chi dia una connotazione negativa a questo aspetto.

5 Non studiarsi l’azienda

Non sempre nell’annuncio l’azienda è dichiarata, soprattutto nel caso di aziende di consulenza esterne o agenzie per il lavoro.

Tuttavia, quando si realizza una candidatura spontanea, l’azienda è autrice dell’annuncio o ci si iscrive alla pagina lavora con noi, è ben chiaro chi sia l’azienda. Molto importante quindi andare a capire di cosa si occupi l’azienda, dove si trovi e magari anche informarsi sulla grandezza o sulla sua comunicazione.

Questa azienda è moderna?

Vediamo se esiste su LinkedIn e quanti dipendenti ha registrati…

Già questo elemento ci fa avere delle informazioni. Inoltre, consiglio sempre di studiare il sito web e i suoi social per avere una maggiore consapevolezza. Se non hanno un sito “vagamente decente” vuol dire che forse hanno un modello molto vecchio di business? Lo hanno un sito, almeno?

6 Mentire

Serve a poco mentire ed esaltare qualità che non si hanno, poiché il digitale traccia tutto e permette di fare rete. Spesso i recruiter parlano tra loro e capiscono quando hanno dubbi. Inoltre, molti contratti hanno dei periodi di prova, quindi le menzogne usciranno a galla subito, senza contare che gli addetti alla selezione in molti casi “intuiscono” quando una cosa è falsa e possono fare verifiche incrociate con altre fonti.

7 Lamentarsi sui social/chat dei colleghi o del lavoro

Come detto prima e a mo’ di mantra: il digitale traccia tutto. 

Lamentarsi dei colleghi sui social vuol dire farlo pubblicamente e senza mai smettere nel tempo. Gli sfoghi personali vanno tenuti personali, non divulgati ai quattro venti. Questo è particolarmente vero se avete il profilo pubblico (cosa che sconsiglio altamente, approfondite qui) ) e non curate la reputazione digitale avendo tra l’altro anche colleghi o amici dei colleghi sui social che siano il bersaglio o meno del post di turno. Le voci circolano velocemente, e a volte basta davvero uno screen per finire nei guai.

Nessuna azienda vuole persone che si lamentano e che possano attirare polemiche affini al lavoro, pubbliche e che possano gettare fango sull’azienda e i lavoratori che la rappresentano. Un concetto abbastanza intuitivo, se ci si pensa.

Ipotizziamo che voi assumiate una persona come badante per un vostro caro: vorreste che parlasse male del suo lavoro con altre persone esterne? Con i social potrebbe farlo con migliaia di persone, e per giunta in pochi secondi.

8 Essere aggressivi sui social/chat

Questo aspetto si ricollega al precedente ed alla questione legata alla reputazione digitale.

Bisogna capire che se avete colleghi o superiori tra i contatti, quest’ultimi possono leggervi e prendere nota. Nessuna azienda vuole persone violente e che inveiscono contro altre persone, siano esse donne, stranieri o omosessuali.

Ricordate che il mondo digitale è reale e segue le stesse regole penali della vita reale.

Nei prossimi anni sono certo che vedremo un affermarsi sempre maggiore di querele legate alla diffamazione sul web, anche su WhatsApp. Qui un articolo su una sentenza della Cassazione proprio relativa alla diffamazione relativa a messaggio su Whatsapp. Non parliamo di qualcosa del lontano futuro, ma già accaduta e verrà sempre più ampliata nel tempo con l’evolvere dei casi e la giurisprudenza. Nessuna azienda vuole rischiare che il proprio Brand (marchio/nome) venga associato ad una condanna, non per motivi etici ma di convenienza economica.

L’etica, se c’è, è da considerare un plus: siamo onesti.

9 Non rispondere ad il messaggio dopo aver accettato un collegamento su Linkedin

Se una persona entra in un edificio e dice “buongiorno” è buon senso rispondere, per educazione. Potreste non aver sentito ma se la fissate negli occhi e rimanete in silenzio? Allora si tratta di un comportamento molto poco educato e sensato.

Se ricevete un messaggio allegato alla richiesta di collegamento che si è accettata e visualizzate e non rispondete, è esattamente la stessa questione del “buongiorno” citata prima: si fa una brutta figura.

Tra l’altro, LinkedIn è un social network di professionisti e avere buoni rapporti con tutti è la base per essere professionali. Questo vale soprattutto se ad aggiungervi è una persona che si occupa di selezione e che, magari, vi ha anche scritto che vuole farvi leggere un annuncio di una ricerca che sta seguendo. Credetemi, questo è un vero e proprio flagello per chi si occupa di selezione del personale.

10 Non studiarsi un dress code adatto al colloquio

Questo è un errore banale, ma che può generare insicurezza ed ansia prima di un colloquio (qui per altri consigli in tema). Bisogna capire l’ambiente aziendale quale sia e il ruolo per cui ci si candida per capire come vestirsi in modo funzionale. Se si fa un colloquio per diventare assistente meccanico, per esempio, non ha senso andare in giacca e cravatta.

Se avete dubbi su questo punto, la soluzione ideale è sempre chiedere via e-mail o a telefono alla persona con cui vi siete relazionati per fissare il colloquio.

Domandare è lecito, rispondere è cortesia, di nuovo.

Non è una domanda stupida, ed è sicuramente meglio farla prima del colloquio, piuttosto che rischiare di sembrare o sentirvi “inadatti” per tutta la durata di questo.

Come si può vedere sono tanti gli aspetti su cui si può migliorare e non sono aspetti rivoluzionari, bensì piccoli accorgimenti e domande che ci dobbiamo porre in modo più ragionato e meno superficiale.

In molti casi questi aspetti vengono dal buon senso, ma riflettere un secondo in più può sempre aiutare a comunicare in modo professionale. Dipende solo da noi stessi e dalla nostra volontà di metterci in gioco.

#BeYourHero

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